giovedì 18 novembre 2010

New York - day 1

La partenza è alle 05:45; Nicola ha scelto di non dormire per sconfiggere il jetlag e riesce comunque ad essere in ritardo, entrando in doccia alle 0543.
Andrea e sua madre attendono con molta pazienza ed andiamo in aeroporto.

Il volo precedente per Roma è in super ritardo, tanto che probabilmente partirà quando dovrebbe partire il nostro (ritardato a chissà quando); la signorina del check-in si accorge di ciò dopo aver spedito il bagaglio di Nicola, e con MOLTO caos ci sposta sul volo precedente.
Lasciamo il banco del check-in vedendo un signore in giacca e cravatta che corre a mettere l'etichetta nuova sul bagaglio di Nicola, ormai ingurgitato dal nastro trasportatore.
Lo diamo già per perso.

A Roma non subiamo ulteriori controlli di sicurezza, e ci separiamo in tre posti separati: Nicola e Giorgio in seconda classe, Andrea in Business.

Poco prima del decollo una famiglia di siciliani (madre, padre e figlio) si fa ripetutamente il segno della croce; poco dopo il padre chiede ad una signora vicino se può spegnere il cellulare perché "gli fa paura"...

Il volo procede senza grossi intoppi, e vicino a me c'è una topo-gnocca albanese/americana (classe 1985).

Unico problema: il mio schermo lcd non funziona! Sarà la maledizione di Eric... peccato, perché perché il sistema di intrattenimento include una console per giocare.


I signori davanti a me si arenano in una simulazione di "Chi vuol essere milionario" quando viene chiesto "Se ho in mano un obbiettivo, cosa ho smontato?" [Risposte: macchina fotografica, telefono, e non ricordo che altre stupidaggini]

All'atterraggio avvengono altre cose divertenti, nell'ordine:
  1. da uno schermo sul soffitto inizia a piovere acqua sui passeggeri; molta acqua...
  2. la ragazza albanese prende in mano il sacchetto per vomitare (ma alla fine resisterà)
  3. da un altro schermo inizia a piovere acqua su una signora anziana, la quale si alza facendo impazzire gli assistenti di volo.
I controlli dei documenti sono molto rapidi, sia per l'immigrazione che per la dogana. Notevole il fatto che usino i beagle al posto dei pastori tedeschi...

Prendiamo una serie di treni e ci incontriamo con Valentino, che abita vicinissimo alla Columbia University.

Dopo aver svuotato i bagagli ci buttiamo verso il centro della città.
Come prima cosa, Giorgio prova a comprare una schedina AT&T ma non ci riesce: il primo negozio prova a rifilargli una sola, il secondo dice che il suo cellulare non è compatibile con una scheda 3G. Misteri americani...

Arriviamo al Rockfeller's Center e ci dirigiamo verso l'Apple Store, ma per strada troviamo il negozio della Abercrombie&Fitch; facciamo una mini fila ed entriamo, delusi dal trovare all'ingresso solo un modello e non una modella in intimo arrapante.
Dentro ci sono tanti ragazzi e ragazze, tutti probabilmente modelli, tutti in infradito.

Fatto qualche mini acquisto andiamo all'Apple store sotterraneo, dove Andrea cerca di prendere un iPad con non pochi problemi---comunque superati.

Per cena andiamo in un "vero" ristorante giapponese vicino a Times Square, ma è pieno e dobbiamo attendere.
La situazione si fa inquietante, perché la polizia ha chiuso al traffico una strada principale adiacente senza spiegare il problema, dicendoci "è una situazione pericolosa".
Decidiamo che non è nulla di che ed infatti quando torniamo scopriamo che la mania ossessiva americana gli ha costretti a chiudere una strada enorme con decine di poliziotti perché una finestra si era rotta...
La cena è molto soddisfacente, tra le cose che abbiamo mangiato c'erano anche degli spiedini di pelle di pollo.
Dopo cena andiamo a vedere la Columbia University: il campus non è enorme come ci si potrebbe aspettare, ma bellino; torniamo a casa per mezzanotte e ci prepariamo per andare a letto.

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